Sala della Niobe | Kappy

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Sala della Niobe


Photographs

Girando nella Galleria degli Uffizi a Firenze, si possono osservare meraviglie artistiche di ogni genere e gusto; i grandi pittori delle varie epoche si susseguono in un turbinio di forme perfette e colori, ma la mia attenzione, è caduta non so perchè, su una sala fin troppo poco affollata nonostante la sua bellezza.

Sarà per il fatto che è una delle ultime sale, e onestamente, se avete provato a girare l’intera Galleria in una giornata… forse è comprensibile arrivare a questo punto e non aver quasi la forza per apprezzare quanto ti si para davanti!

Oltre la bellissima stanza, sono rimasta affascinata anche dalla storia a cui questa sala è dedicata, Niobe e i suoi figli. La mitologia greca narra di Niobe che aveva sposato Anfione, re di Tebe, e aveva avuto sette forti e robusti figli e sette bellissime figlie.

Ne era così orgogliosa tanto da affermare di essere più feconda di Leto, che aveva avuto solo due figli Artemide e Apollo, e pretendeva che a lei e non a Leto spettassero gli onori divini. La storia arrivò alle orecchie di Apollo e Artemide che vollero punire Niobe per l’oltraggio fatto alla madre. Un giorno che i figli di Niobe erano a caccia, Apollo col suo arco d’argento li fece cadere tutti morti. Dopo questo dura punizione Niobe non si arrese anzi nonostante la perdita, continuava a vantarsi in quanto le rimanevano comunque ben sette figlie femmine; era ancora lei a vincere sulla madre di Apollo e Artemide.

Questa volta toccò ad Artemide vendicarsi della madre, e ad una ad una con le sue frecce, uccise le sette figlie di Niobe. La sventurata madre accorse sulle pendici del monte dove erano le quattordici salme dei suoi figli, e davanti a quella scena si arrese e pianse, pianse tanto da scongiurare Zeus di tramutarla in roccia. Dopo un lungo vagabondare, Niobe capitò in Lidia dove, come suo volere, fu tramutata in roccia conservando la sua forma; tuttora continua a piangere tanto che da quella pietra colano incessantemente gocce d’acqua.

Questa è la storia raccontata dai libri, molto più coinvolgenti sono le statue dei 14 figli “in fuga” dal loro destino… forme immobili di freddo marmo, ma allo stesso tempo capaci di trasmettere movimento e quella vibrazione di “paura” insita della scena rappresentata.

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